Che tipo di dentista scelgono gli italiani? Ecco lo studio rivelatore

Scegliere il proprio dentista di fiducia non è facile. In questo post di poco tempo fa vi abbiamo suggerito alcune linee guida da adottare per selezionare il professionista ideale, colui che sappia coniugare professionalità, empatia, responsabilità e tariffario eticamente corretto. Gli italiani sono spesso diffidenti verso la figura dell’Odontoiatra e, in alcuni casi, complice la poca attenzione verso i criteri di scelta, finiscono per affidarsi al dentista sbagliato.
Un’importante associazione di categoria ha promosso una ricerca sul mercato odontoiatrico per capire quale tipo di dentista scelgono gli italiani. È emerso che:
- L’83% si rivolge a studio professionali privati che potremmo definire “tradizionali”
- L’ 11% scegli i centri, le catene nazionali
- Il 4% va nelle Asl
- Il 2% si reca all’estero.
Emerge quindi ancora una grande affezione verso il professionista accreditato ma cresce esponenzialmente la scelta verso le grandi catene nazionali. La scelta però è ben diversa. Chi sceglie di andare dal dentista mette come priorità assoluta la qualità e la continuità delle cure. Chi si affida ai Centri cerca esclusivamente la tariffa più bassa. L’indagine dimostra come i clienti che scelgono queste strutture si rechino presso diversi centri prima di affidarsi al più conveniente e diano poco importanza all’aspetto umano e al corretto rapporto medico-paziente, alla possibilità di iniziare un percorso con un professionista in grado di conoscere la storia clinica del paziente.
I pazienti che scelgono i grandi Centri danno molto importanza all’aspetto economico, ma questa equazione vale anche al contrario. Dall’indagine emerge che queste strutture tendono prevalentemente ad “eseguire le prestazioni più redditizie e non curare o prendersi cura dei pazienti” (Andi.it).
Infatti dai dati diffusi emerge che il 25% delle prestazioni eseguite nelle catene sono da attribuire ad interventi protesici, di implantologia ed ortodonzia. Le meno redditizie visite di controllo si fermano al 14% (negli studi privati questa percentuale sale al 23%).
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